Le fortificazioni che lo si consideri o no sono parte integrante del vissuto umano. Difesa, controllo, sicurezza, ma anche economia, potere, scienza rappresentano le parole-chiave di ogni insediamento fortificato, così come di ogni periodo storico: non soltanto le epoche antiche, ma anche quelle recenti, su cui la realtà contemporanea si fonda più da vicino.
Per il 2011 in occasione del 150o anniversario dellUnità dItalia la Sezione Lombardia dell«Istituto Italiano dei Castelli» ha dedicato il consueto ciclo delle Conferenze Invernali presso il Palazzo delle Stelline in Milano al tema Campi di battaglia e fortificazioni nel Risorgimento.
Insieme ad altri cinque contributi previsti tra Febbraio e Marzo (con la partecipazione di Flavio Conti, Luciano Roncai, Marino Viganò, Giusi Villari) il 15 Febbraio è toccato allo storico Davide Tansini intervenire con Le fortificazioni ottocentesche dellarea padano-appenninica.
Tansini si è occupato delle strutture fortilizie erette o sostanzialmente modificate nel cinquantennio centrale del XIX secolo néi territorî déi cosiddetti Ducati Padani (Guastalla, Massa e Carrara, Modena e Reggio, Parma e Piacenza), cioè fra Emilia e Toscana, con alcune puntate in Liguria e Lombardia.
Una zona, questa, coinvolta solo marginalmente da battaglie eclatanti o grandi cantieri fortificatorî durante il periodo risorgimentale: una «storia minore» si potrebbe affermare in maniera superficiale e sbrigativa ma non per questo priva di significato e di interesse.
Tansini è solito trarre spunti e riflessioni dagli aspetti meno consideràti e conosciuti, e nella conferenza milanese ha preso le mosse proprio da questa peculiarità per condurre il pubblico ad una maggiore conoscenza se non proprio scoperta di strutture fortilizie legate non soltanto alle realtà locali, ma anche a più vasti fenomeni storici e politici del Risorgimento.
Vasto, infatti, è il panorama in cui tutto ciò si inserisce: sia geografico, che copre nove province (Cremona, La Spezia, Lodi, Mantova, Massa e Carrara, Modena, Parma, Piacenza e Reggio Emilia), sia storico, architettonico, politico e militare, in cui trovarono applicazione in fasi diverse interventi fortificatorî asburgici, borbonici, estensi, sabaudi ed infine italiani.
Interventi di ricostruzione, modifica o costruzione ex novo realizzàti direttamente dal casato degli Asburgo dAustria (forti Magnaguti, Rocchetta e Bocca di Ganda a Borgoforte, Forte Noyon a Motteggiana, campo trincerato, Cittadella Farnesiana e Torrioni di Piacenza, bastioni di Pizzighettone); da quello degli Asburgo-Borbone di Parma (Fortino di Berceto); da quello degli Asburgo-Este di Modena (forti del Bernino e della Chiusa ad Aulla, Torri Massimiliane di Brescello, Fortino della Sparavalle a Busana, forte Maria Beatrice a Carrara, forti San Francesco e Speranza a Massa, Dongione di Modena, Bastione di San Marco a Reggio nellEmilia); infine, dallesercito italiano (Arsenale e fortificazioni della Spezia, forti e batterie a Lerici, Forte di San Pietro a Maleo, campo trincerato di Piacenza, campo trincerato e Forte delle Filicaie di Pizzighettone, forti e batterie a Porto Venere, testa di ponte di San Rocco al Porto).
Accanto e legato alle opere fortificate, Tansini ha proposto un excursus sui personaggî e sulle vicende che contribuirono a tutto ciò: Napoleone Bonaparte (con i suoi progetti fortificatorî alla Spezia, Pizzighettone e Porto Venere), i Moti di Piacenza del 1848, le Guerre dIndipendenza (1848, 1849, 1859 e 1866), Camillo Benso di Cavour, Domenico Chiodo, Giuseppe Garibaldi, Vittorio Emanuele II di Savoia.
Senza dimenticare coloro che più o meno noti, come Francesco Giuseppe dAsburgo, Francesco IV dAsburgo-Este, Maria Luisa dAustria, Carlo Birago, Josef Radetzky sostennero parti contrarie a ciò che sarebbe poi divenuto il Regno dItalia. Questa differente prospettiva è un altro tema particolarmente caro a Tansini: considerare e comprendere le ragioni e le azioni di chi si trovò dalla parte opposta rispetto ai vincitori, al di là della consueta interpretazione storiografica.
Le fortificazioni ottocentesche dellarea padano-appenninica hanno dunque offerto la possibilità agli interessàti di conoscere e di approfondire una porzione di storia italiana attraverso alcuni monumenti e vicende in gran parte ancóra da scoprire e valorizzare.
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