Piacenza 1547: come ammazzare un duca

L’evento

Piacenza, 10 Settembre 1547: il Duca di Piacenza e Parma Pier Luigi Farnese, figlio del papa Paolo III, è pugnalato a morte nelle sale della Cittadella Viscontea.

Questo è il cruento epilogo di una congiura consumatasi nell’Italia rinascimentale: un episodio che sarà lo spunto per lo spettacolo Piacenza 1547: come ammazzare un duca, in programma sabato sera 25 Agosto 2018 (inizio alle ore 21:30) a Pizzighettone, antica roccaforte cremonese affacciata sul fiume Adda.

Presentata sotto forma di narrazione storica con percorso guidato, l’iniziativa sarà condotta da Davide Tansini, che rievocherà guerre, intrighi, passioni, rivalità e tradimenti del tardo Rinascimento italiano.

Con stile colloquiale, vivace e ironico, Tansini racconterà gli scenarî storici della narrazione, basandosi su ricerche personali condotte sulla Lombardia rinascimentale e sul Ducato di Parma e Piacenza.

Il percorso dello spettacolo si svolgerà nelle mura pizzighettonesi, illuminate con torce e fiaccole.

Sospeso fra documentario e spy story, il racconto di Davide Tansini non si limiterà all’enumerazione déi fatti o déi dettaglî biografici: sarà l’occasione per un discorso articolato (oltre che interessante e coinvolgente) su un periodo storico e sull’eredità che ha lasciato: società, economia, usi, arti, tradizioni, curiosità (in Valpadana e non soltanto).

Ci saranno le vicende politiche, con il loro immancabile séguito di speranze e delusioni; le personalità più in vista dell’epoca (VIP del Rinascimento e dell’Età Moderna); le questioni maggiormente sentite e dibattute, come le tasse (tema sempre d’attualità) e i timori per un futuro incerto. Difficile non ritrovare anche nell’attuale vita quotidiana punti di contatto con questo passato soltanto in apparenza lontano.

Oltre a essere un suggestivo percorso serale, lo spettacolo Piacenza 1547: come ammazzare un duca sarà una coinvolgente occasione per conoscere e rivivere la storia.

La trama

Sono diversi gli avvenimenti che formano il complesso retroscena della congiura contro Pier Luigi Farnese: la cessione di Parma e Piacenza agli Stati Pontifici (1521); il sacco di Roma a opera déi Lanzichenecchi (1527); la morte dell’ultimo Duca sforzesco di Milano Francesco II (1535); la devoluzione del Ducato di Milano all’Imperatore (e Re di Spagna) Carlo V d’Asburgo e l’investitura a nuovo duca milanese del figlio dello stesso Carlo, Filippo (1542).

Soprattutto, l’elezione al soglio pontificio del cardinale Alessandro Farnese (1534): papa Paolo III. Personaggio dall’intelligenza vivace, ma anche dedito ai vizî e ai piaceri (particolarmente amante del vino e delle donne), nella sua lunga e tortuosa scalata al potere porta con sé i numerosi figlî. Fra questi il primogenito e prediletto Pier Luigi, forse avuto dalla nobildonna romana Silvia Ruffini nel 1503.

Ribelle, irrequieto, esuberante ben oltre il limite della tracotanza e della brutalità, eccessivo e stravagante, così pure intelligente e amante déi vizî come il padre, sin dalla nascita Pier Luigi diventa parte delle manovre di potere che il casato farnesiano compie presso la corte romana.

Fatto sposare a soli 16 anni con Gerolama Orsini, Pier Luigi intraprende altrettanto giovane il mestiere delle armi. La sua indole lo porta a dimostrarsi coraggioso, forte e audace in battaglia, ma anche efferato nelle sue azioni: addirittura, guida una parte delle truppe imperiali durante l’occupazione e il sacco di Roma nel 1527 (preservando però il palazzo e i beni di famiglia durante il saccheggio). La violenza delle sue scorribande nella Campagna Romana (rapine, omicidî, profanazioni) gli procura persino un anatema dello stesso pontefice: maledizione che Pier Luigi e il padre Alessandro riescono a far ritirare soltanto con molta fatica.

Divenuto pontefice, Paolo III opera alacremente per la propria famiglia (già signora su molte terre fra Lazio, Toscana e Umbria), cercando di ritagliare zone di potere sempre più estese all’interno degli Stati Pontificî.

Dopo la nomina a Gonfaloniere della Chiesa, l’investitura a duca di Castro da parte del pontefice (1537) e quella a marchese di Novara da parte dell’imperatore (1538), Pier Luigi coglie l’occasione di diventare feudatario di Piacenza e di Parma: territorî periferici del dominio pontificio, non lontani da Milano, in cui i Farnese vedono grandi potenzialità politiche ed economiche.

Fra il 12 e il 17 Agosto 1545 la proposta di investire Pier Luigi duca delle due città in cambio del Ducato di Castro e di un censo annuale di 9.000 ducati è esaminata e approvata dal Concistoro romano: il 26 Agosto Paolo III firma la bolla di investitura per il figlio e nel Settembre successivo Pier Luigi Farnese fa il suo ingresso in Emilia come duca di Piacenza e Parma.

Pier Luigi intraprende numerose azioni a favore della popolazione (apertura di scuole, riparazione di strade e ponti, abolizione di tasse e di esenzioni ingiustificate a queste, regimazione delle acque). Ma i rapporti con il notabilato locale (soprattutto, con quello piacentino) sono molto tesi: mal sopportato è il carattere irruente del primogenito di Paolo III (molti lo chiamano spregiativamente «il bastardo del papa»); mal sopportate sono alcune sue decisioni (la costruzione di una nuova cittadella, la redazione di nuovi registri del censo); soprattutto, mal sopportata è la presenza di un sovrano de facto, ritenuto troppo energico e risoluto rispetto ai precedenti governatori pontificî (e perciò troppo scomodo).

Con l’indiretta approvazione dell’imperatore e la complicità del governatore di Milano Ferrante Gonzaga (acerrimo nemico di Pier Luigi), una parte del notabilato ordisce una congiura per eliminare il poco amato Farnese. A capo della cospirazione quattro nobili: Girolamo Pallavicino, Agostino Landi, Giovanni Anguissola e Gian Luigi Confalonieri (PLAC diviene l’acronimo che identifica i loro quattro cognomi). La trappola scatta il 10 Settembre 1547: un gruppo di congiuràti riesce a introdursi nelle sale della Cittadella Viscontea che ospitano il duca e lo uccide a pugnalate, gettandone poi il cadavere nel fossato della fortezza.

Dopo l’omicidio di Pier Luigi Ferrante Gonzaga fa occupare gran parte déi territorî farnesiani in Emilia: pur interrotto e contrastato, il dominio imperiale permane fino al 1556 (ma la guarnigione asburgica della Cittadella Farnesiana di Piacenza abbandona la fortezza soltanto nel 1585). Affrontando molte molte difficoltà, i discendenti di Pier Luigi sfruttano abilmente l’appoggio di Paolo III e la parentela con la casata degli Asburgo e riescono a entrare al servizio dell’imperatore: un po’ per ricompensa, un po’ per il mutare degli equilibrî politici, i Farnese ottengono la restituzione del dominio emiliano (mantenendone il controllo fino al 1732).

Info

Luogo:
Pizzighettone (Cremona, Lombardia, Italia), cerchia muraria (Ufficio Informazioni di Piazza d’Armi – lato mura)

Data:
sabato sera 25 Agosto 2018, ore 21:30

Ente organizzatore:
«Gruppo Volontari Mura»

Contributo:
5 (a favore del «Gruppo Volontari Mura»)

Facebook:
www.facebook.com/piacenza1547

E-mail (Davide Tansini):
e v e n t i @ t a n s i n i . i t

Telefono (Davide Tansini):
349 2203693

Note:
prenotazione non richiesta; percorso in parte entro ambienti coperti (svolgimento anche in caso di maltempo); consigliato dai 20/25 anni in su; itinerario a piedi; cani ammessi

© Davide Tansini: tutti i diritti riservàti – Pubblicato il 13 Agosto 2018