La Rocca Viscontea di Castell’Arquato

L’evento

Una valle, una fortezza nell’Appennino emiliano, una storia lunga oltre sei secoli.

Ha seguìto questa traccia l’itinerario tematico dal titolo La Rocca Viscontea di Castell’Arquato, svoltosi nel 2015 presso un importante e significativo castello del Nord Italia.

L’illustrazione del percorso ha riguardato un arco temporale che va dal XIV al XX secolo e ha toccato una variegata tematica: architettura, arte, cultura, curiosità, personaggî.

Un itinerario fra tardo Medioevo, Rinascimento, Età Moderna e Contemporanea compiuto in una location suggestiva e scenografica: la Rocca Viscontea di Castell’Arquato, inerpicata sulle propaggini dell’Appennino Ligure a dominare la Val d’Arda.

Davide Tansini (ideatore e direttore dell’evento) ha avuto il compito di accompagnare il pubblico lungo quello che fra Trecento e Quattrocento fu un caposaldo e un emblema del Ducato di Milano nell’Emilia occidentale.

Utilizzando gli esiti di ricerche personali effettuate in àmbito medievale, rinascimentale e moderno, lo storico ha spiegato sviluppo, caratteristiche e funzioni di questa fortezza.

Con stile colloquiale e affabile ma rispettoso déi dati storico-scientifici Davide Tansini ha descritto non soltanto le vicende cronistoriche e architettoniche della Rocca Viscontea, ma anche il suo contesto storico.

Far comprendere come funzionava il presidio militare e come interagiva con il territorio circostante sono stati due elementi-chiave dell’itinerario.

La spiegazione dello storico si è articolata in un discorso ad ampio respiro su una lunga epoca e sull’eredità che ha lasciato: economia, politica, società, tradizioni, usi, vita quotidiana.

Davide Tansini ha narrato storie che sono profondamente diverse fra loro e che sono accadute in un passato lontano; tuttavia, questi fatti hanno molti punti in comune e somiglianze con la realtà odierna.

Così, l’itinerario tematico La Rocca Viscontea di Castell’Arquato è stata una duplice occasione: un percorso lungo un monumento della Valpadana e uno spunto per conoscere e rivivere la storia.

La storia

La Rocca di Castell’Arquato fu eretta fra il 1342 e il 1349 con la partecipazione attiva del Comune di Piacenza (nel cui territorio il borgo è situato) e sotto l’egida del consignore di Milano Luchino Visconti (1287-1349), la cui famiglia deteneva il dominio di Piacenza stessa.

Già soggetto in precedenza al Casato della Vipera, il Piacentino era stato sottratto nel 1322 al controllo milanese. Fra gli Anni Venti e Trenta del XIV secolo il casato Landi, il cardinale e legato pontificio Bertrando del Poggetto (Bertrand du Pouget, 1280 c.a-1352) e il re Giovanni I di Boemia (1296-1346) avevano conteso il controllo di Piacenza ai Visconti, che erano riusciti a recuperarla nel 1336 durante il dominio di Azzone (1302-1339).

Fra gli Anni Trenta e Cinquanta del Trecento la dinastia milanese s’impegnò in una campagna fortificatoria che coinvolse altre località oltre a Castell’Arquato, lungo o nelle vicinanze della direttrice della Via Emilia fra Piacenza e Parma: per esempio, la costruzione déi Portoni di Piazza e la fondazione del Castello di Sant’Antonino a Piacenza; la ricostruzione della cerchia muraria di Borgo San Donnino (oggi Fidenza); la fondazione del Castello di Porta Santa Croce a Parma.

La costruzione della fortezza arquatese rientrava in un programma volto a rafforzare la presenza politica e militare della dinastia viscontea nel Piacentino: non solo per il controllo e la difesa del territorio in sé o in quanto parte déi dominî milanesi (che all’epoca inglobavano gran parte della Lombardia, il Piemonte orientale, l’Emilia occidentale e il Ticino), ma anche a motivo della sua valenza di snodo-chiave per i transiti tra l’Italia settentrionale e quella centrale.

In questo senso, Castell’Arquato rappresentava un caposaldo per il controllo delle vie di comunicazione tra la Valpadana, l’Appennino settentrionale e il Levante ligure: vi passava la Strada di Bardi (o dei Monasteri Regi, da Piacenza alla Val Ceno e da lì verso Brugnato, Sestri Levante e Chiavari) e si trovava a poca distanza (circa nove chilometri in direzione di Fiorenzuola d’Arda) dal fascio stradale Via Emilia/Via Francigena, il più noto collegamento tra il Nord e il Sud della Penisola durante il Medioevo.

La presenza della Rocca, rimarcando il predominio visconteo sulla zona, tendeva anche a ridimensionare l’influenza diretta di Piacenza e delle sue istituzioni su un rilevante centro demico ed economico come Castell’Arquato. Una politica, questa, che i Visconti avevano già iniziato anni prima: per esempio, con la nomina diretta del podestà e con la concessione alla comunità arquatese di autonomie (come la possibilità di dotarsi di un proprio corpus normativo).

La fortezza di Castell’Arquato, inoltre, andava a incunearsi tra zone feudali assai problematiche per il governo visconteo: per la collocazione geografica (specie quelle di ambiente montano o collinare); a causa dell’appartenenza politica (per esempio, quelle di tradizione guelfa: i Landi e gli Scotti, opposti ai ghibellini Visconti); per il sostenuto particolarismo (non sempre non sempre era favorevole alla politica viscontea).

Passata fra i dominî dell’arcivescovo Giovanni (1290 c.a-1354), di suo figlio Galeazzo II (1320-1378) e infine del figlio di quest’ultimo, Gian Galeazzo Visconti (1351-1402), nel 1395 la Rocca arquatese entrò a far parte del Ducato di Milano, di cui Gian Galeazzo stesso divenne il primo sovrano.

Nel 1403 il condottiero Borromeo Borromei (?-1422) fu investito déi feudi di Castell’Arquato, Borgo Val di Taro e Castiglione del Terziere (Bagnone) dal nuovo duca Giovanni Maria Visconti (1388-1412), figlio di Gian Galeazzo. L’anno seguente la fortezza e il borgo arquatesi furono occupàti dalle milizie del casato Scotti, che li tenne fino al decennio successivo.

Dopo la scomparsa di Gian Galeazzo (1402) la compagine statale viscontea si era disgregata. Divenuto sovrano di Milano nel 1412 in séguito alla morte del fratello Giovanni Maria, Filippo Maria Visconti (1392-1447) aveva avviato una serie di campagne militari volte a riconquistare i dominî paterni e a ristabilire l’influenza milanese nel Nord Italia. L’esito di queste azioni fu l’estensione della signoria viscontea sulla Repubblica di Genova e il recupero di gran parte della Lombardia e del Ticino, del Piemonte orientale e dell’Emilia, con Piacenza e Castell’Arquato.

Infatti, nel 1416 gli abitanti del borgo ritornarono nell’orbita milanese facendo atto di sottomissione al duca Filippo Maria. La benevolenza del nuovo signore si tradusse nell’esenzione della comunit√† arquatese dal pagamento déi tributi per quattro anni, la separazione in perpetuo da Piacenza e la ridenominazione dell’abitato stesso in «Castel Visconti» (toponimo che andò scomparendo nel córso del cinquantennio successivo).

Benché non coinvolto direttamente néi lunghi conflitti che tra gli Anni Venti e Quaranta del XV secolo videro scontrarsi il Ducato visconteo con diversi altri stati italiani (primi fra tutti la Repubblica di Venezia, quella Fiorentina e il Papato), Castell’Arquato divenne parte delle complesse trame politiche intessute da Filippo Maria Visconti per cercare e mantenere gli alleàti e i capitani necessarî alle proprie campagne militari.

Per questo motivo nel 1438 Filippo Maria concesse il borgo e la fortezza arquatesi al condottiero braccesco Niccolò Piccinino (1386-1444), esponente di una fra le più note dinastie di mercenarî al servizio del Ducato di Milano.

Il privilegio visconteo era parte di una serie d’infeudazioni che fra gli Anni Trenta e Quaranta del XV secolo costituì un quasi-stato avente il suo centro nel Piacentino ed esteso fra Emilia, Liguria e Lombardia: una compagine politico-territoriale formalmente inquadrata nel Ducato di Milano ma soggetta ai Piccinino stessi, creata a scapito déi casati Arcelli, Fieschi, Landi, Pallavicino e Scotti.

Condottieri irriducibilmente avversi ai bracceschi erano quelli della famiglia Sforza (discendente dagli Attendolo di Cotignola), che con Francesco (1401-1466) ottenne un ruolo fondamentale nelle vicende dello stato milanese e nel destino del casato visconteo. Al servizio del duca Filippo Maria sin dagli Anni Venti del Quattrocento, Francesco Sforza riuscì a sfruttare a proprio vantaggio le campagne militari del duca e a insinuarsi nelle sue trame politiche.

Superate lunghe trattative, tergiversazioni, inganni e voltafaccia, Francesco ottenne il privilegio di apporre il cognome Visconti accanto al proprio e, nel 1441, la mano dell’unica figlia del duca, Bianca Maria (1425-1468): questo gli fornì il controllo sulla cospicua dote della moglie (consistente néi territorî di Cremona e di Pontremoli) e un valido piazzamento per la successione al suocero sul trono di Milano.

Dopo la morte di Filippo Maria (1447) la pluriennale lotta sostenuta da Francesco Sforza Visconti per conquistare Milano e il suo Ducato portò la guerra sotto le mura di Castell’Arquato: nel 1449 le truppe sforzesche assediarono e conquistarono la fortezza braccesca. L’antica Rocca Viscontea cambiò signore e divenne quindi una delle fortezze déi dominî di Francesco Sforza Visconti, che l’anno seguente s’impadronì di Milano diventandone il quarto duca.

La conquista sforzesca di Castell’Arquato era avvenuta in modo violento ed era stata seguìta da un saccheggio. Probabilmente, anche per questo motivo l’inventario redatto nel 1450 e riguardante le munizioni custodite nella fortezza dall’allora castellano Giovanni Seratti da Pontremoli riporta soltanto due bombarde e cento aste da verrettone.

Nel 1451 Francesco Sforza Visconti assegnò Castell’Arquato al condottiero Bartoleomeo Colleoni (1395/1400-1475), entrato al servizio del duca. Due anni dopo il feudo gli fu confiscato, in séguito al suo passaggio alla Repubblica di Venezia, allora in guerra contro il Ducato di Milano.

Successivamente, la Rocca e il borgo arquatesi furono concessi al condottiero Tiberto Brandolini (1414?-1462), che tenne il feudo dal 1455 al 1462, anno in cui fu accusato di tradimento néi confronti del duca, arrestato e giustiziato.

Dopo la morte di Francesco Sforza Visconti, nel 1466 Castell’Arquato e la sua fortezza furono assegnàti insieme dalla vedova Bianca Maria e da suo figlio, il quinto duca di Milano Galeazzo Maria (1444-1472) a un membro di casa Sforza: Bosio Attendolo (1411-1475), conte di Cotignola e di Santa Fiora.

Proprio nella seconda metà del Quattrocento l’antica Rocca Viscontea vide decrescere la propria importanza militare: a ciò contribuirono le limitate esigenze belliche déi feudi degli Sforza di Santa Fiora lungo l’Arda (situàti a Castell’Arquato e a Chiavenna Rocchetta di Lugagnano Val d’Arda) e la situazione di relativa stabilità politica protrattasi nel Piacentino per quasi tutto l’ultimo trentennio del XV secolo.

Il fortilizio si confermò uno strumento e un simbolo della presenza déi feudatarî nella vita amministrativa di Castell’Arquato, affiancato in questo ruolo dal Palazzo del Podestà (o Pretorio), dal Palazzo Ducale e, successivamente, dal Torrione Farnese.

La prima parte del dominio sforzesco si concluse nel 1499, con la conquista del Ducato di Milano da parte del re di Francia Luigi XII di Valois-Orléans (1462-1515), che l’anno seguente infeudò il borgo arquatese al maresciallo Gian Giacomo Trivulzio (1440-1518).

La formazione della Lega Santa e la sconfitta della armate transalpine nel 1512 portò il territorio piacentino fra quelli governàti dalla Chiesa romana. Il pontefice Giulio II (al secolo Giuliano della Rovere, 1443-1513) reintegrò la famiglia Sforza di Santa Fiora néi suoi possedimenti di Castell’Arquato.

Nel 1515 il re di Francia Francesco I di Valois-Angoulême (1494-1547) condusse una campagna militare che ristabilì il controllo francese su Piacenza e sulle sue terre: dominio sancito nel 1516 con il Trattato di Noyon, promosso dal papa Leone X (nato Giovanni di Lorenzo de’ Medici, 1475-1521) e sottoscritto dallo stesso Francesco I e dal re di Spagna Carlo d’Asburgo (futuro imperatore Carlo V, 1500-1558).

L’appartenenza di Castell’Arquato agli Sforza di Santa Fiora non fu alterata dalla riconquista pontificia del Piacentino nel 1521, a opera delle truppe dello stesso Leone X, né dalla costituzione del ducato che nel 1545 inglobò i territorî di Piacenza e di Parma, affidàti dal papa Paolo III (nato Alessandro Farnese, 1468-1549) a suo figlio primogenito Pier Luigi (1503-1547).

I successori del primo duca farnesiano confermarono gli Sforza di Santa Fiora nel loro feudo di Castell’Arquato. Ottavio (1524-1586), figlio di Pier Luigi, lo eresse in marchesato nel 1567. Il dominio sforzesco sul borgo arquatese perdurò fino al 1707: con la morte di don Francesco I Sforza di Santa Fiora (1643-1707) il feudo pervenne alla Camera Ducale di Parma, diventando un possedimento diretto déi Farnese.

Il passaggio del Ducato farnesiano ai Borbone di Spagna (1732), il periodo rivoluzionario e napoleonico (1796-1814) e la ricostituzione dello stato di Parma, Piacenza e Guastalla con Maria Luigia d’Asburgo-Lorena (1791-1847) non apportarono significativi mutamenti all’impiego dell’antica Rocca Viscontea, che continuò a essere utilizzata come sede del locale corpo di guardia e come prigione.

La struttura mantenne la funzione di carcere mandamentale sino agli Anni Sessanta del XX secolo.

L’architettura

La Rocca Viscontea sorge sul versante Sud-Est della propaggine collinare che ospita la parte più antica del centro abitato di Castell’Arquato. Digradante verso Nord-Est, questo promontorio è lambito dal torrente Arda, di cui ne costituisce la sponda sinistra.

Posto al limite meridionale della Piazza del Municipio (su cui si affacciano anche il Palazzo del Podestà e la Collegiata di Santa Maria), il fortilizio presenta uno sviluppo planimetrico formato da quadrilateri accostati ortogonalmente a formare una sòrta di L, i cui lati maggiori (quello di Nord-Est e quello di Sud-Est) misurano rispettivamente cinquanta e trenta metri circa.

Il quadrilatero più piccolo, affacciato sulla Piazza del Municipio, si inserisce interamente nell’area un tempo racchiusa dalle mura del borgo; quello più grande insiste verso Nord-Ovest sull’ideale prolungamento della cerchia borghigiana, protraendosi quasi interamente verso la valle sottostante. Lo spazio cortilizio delimitato da questo recinto è ripartito su più livelli altimetrici, che seguono l’andamento naturale della scarpata.

Lungo il perimetro del fortilizio si innalza la maggior parte delle strutture murarie della Rocca: snelle e piuttosto verticalizzate in rapporto al tracciato, dai profili rigidamente geometrici, costruiti con laterizî ed elementi lapidei ricavàti dalle rocce sedimentarie del circondario.

L’intera porzione Sud della Rocca (quella imperniata sul quadrilatero cortilizio più grande) è priva di corpi di fabbrica addossàti alle cortine perimetrali. I quattro angoli di quest’area sono muniti di una torre ciascuno: completa quella più a Est; di tipo scudato (cioè, aperte verso l’interno del cortile) le altre. Le due torri più a Nord, attigue al raccordo con le antiche mura del borgo, sono dotate di una pusterla ciascuna, attrezzata un tempo con un ponte levatoio per oltrepassare il fossato che racchiude la Rocca dalla parte del centro abitato.

La parte del fortilizio affacciata verso la Piazza del Municipio ospita un’altra torre, sita all’angolo più a Nord del complesso castellano. Immediatamente a Sud-Ovest questa struttura si addossa al mastio: la torre principale della Rocca, alta più di quaranta metri e ripartita al suo interno su varî piani. Questa struttura è passante: vi si apre l’ingresso principale del fortilizio, rivolto verso il Palazzo del Podestà e munito un tempo di ponte levatoio.

Le torri e le cortine murarie della fortezza sono dotate di coronamento merlato, ricostruito in più periodi e in più tratti. Lungo le cortine stesse, a diverse quote, si aprono numerose feritoie, oggi non accessibili per l’assenza di corpi di fabbrica, scale o ballatoî in corrispondenza delle aperture.

La struttura castellana realizzata negli Anni Quaranta del Trecento sorse su preesistenze edilizie o, comunque, in prossimità di più antiche costruzioni. Lo confermano i Pacta Roche Castri Arquati del 1342: rogito notarile nel quale si registrano modalità e costi delle demolizioni da eseguire sotto la direzione dell’ingegnere Obertino Domezzano per liberare lo spazio necessario alla costruzione della Rocca.

A differenza degli spazî interni del fortilizio, l’impianto delle murature perimetrali non ha probabilmente subìto sostanziali modificazioni dalla metà del Trecento: caratteristica significativa per il valore del fortilizio come testimonianza storico-architettonica.

L’articolazione déi volumi murarî e del tracciato della fortezza arquatese non ha significative corrispondenze con le coeve tradizioni fortificatorie del Piacentino: invece, ha più raccordi con quelle di altre zone italiane (per esempio, i dominî scaligeri).

La Rocca voluta dai Visconti a Castell’Arquato aveva la funzione primaria di presidio militare, senza però tralasciare di essere (anche visivamente) un imponente strumento di affermazione politico-militare.

Info

Luogo:
Castell’Arquato (Piacenza, Emilia-Romagna – Val d’Arda, Italia), Rocca Viscontea (Piazza del Municipio, 3)

Data:
12 Aprile 2015

E-mail:
e v e n t i @ t a n s i n i . i t

Telefono:
349 2203693

Note:
l’evento è stato ideato e condotto da Davide Tansini, che detiene la paternità creativa dell’iniziativa e tutti i relativi diritti; i contenuti da lui illustràti al pubblico durante la manifestazione sono basàti sugli esiti delle sue ricerche in àmbito storico-architettonico

© Davide Tansini: tutti i diritti riservàti – Pubblicato il 2 Aprile 2015 – Aggiornato all’8 Maggio 2020